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James Taylor - Palageox di Padova, 24 aprile 2015 PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Lonardi   
Giovedì 07 Maggio 2015 14:43


02 jtaylor lonLui il cappello non se lo è mai levato durante tutto il concerto, se non per rispondere agli scroscianti applausi del pubblico. Ma quel cappello ce lo saremmo metaforicamente calato noi di fronte alla classe infinita ed alla bravura di James Taylor, tornato in Italia a distanza di tre anni dall'ultimo tour, confermatosi un vero e proprio gentleman del palcoscenico.

 

Ogni volta che torno a Padova al PalaGeox cresce l'invidia per i patavini che si ritrovano ad avere una struttura che abili professionisti del settore hanno trasformato in una perfetta ed accogliente concert hall. Nuove poltrone, acustica perfetta, addirittura un servizio drink al carrello nelle prime file. Una struttura che viene fatta funzionare, che propone concerti tutto l'anno (salvo la pausa estiva dove i medesimi gestori del Palageox organizzano in modo altrettanto mirabile il Festival di Piazzola sul Brenta) e che non si capisce perché nessuno abbia mai pensato di costruire a Verona, visto l'enorme spazio inutilizzato dei Magazzini Generali. Per la verità anche per gli artisti suonare in questa sala è un piacere, ed infatti JT lo ha ricordato in modo sincero.


Meglio chiudere queste amare parentesi e tornare alle cose belle, come ad esempio la puntualità svizzera di JT che alle 21.30 precise esce sull'enorme palco del Geox insieme alla sua band.

 

 


Per partire, come da tradizione (un po' come il nostro Maestrone con "Canzone per un Amica") con "Something in the way she move". Una canzone che non può non essere cara a JT che spiega ancora una volta il perché. Nel 1968 fu questa canzone, nel provino che riuscì ad ottenere a Londra con la Apple Records alla presenza dei Beatles, ad incantare Paul Mc Cartney e George Harrison e a convincerli a far produrre da un caro amico il suo disco. E poi si è subito rapiti dall'inconfondibile suono della sua chitarra e dalla sua voce, ancora nitida, pulita, nonostante i 67 anni da poco compiuti.

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Rispetto a tre anni orsono la band si è impreziosita della presenza di tre vocalist, Anne Zonn (abile anche con il violino, da vera country woman non a caso pescata in quel di Nashville) Kate Markovitz e lo splendido Arnold McMuller, e non è particolare di poco conto, soprattutto i certi brani.

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Fin da subito JT ha voluto condividere con il pubblico il piacere di suonare con una band che senza alcuna falsa modestia ha definito "la migliore possibile". Ad ogni brano un siparietto di presentazione di ogni singolo componente della band, con tanto di stretta di mano ed elencazione dei meriti artistici.

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Michael (Mike) Landau alla chitarra e Jimmy Johnson al basso sono i compagni da sempre. A loro JT ha affiancato due calibri da 90 come Larry Goldings alle tastiere e Steve Gadd, una vera e propria leggenda della batteria, basti vedere quella sorta di elenco telefonico di star con le quali ha collaborato.

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Da sempre sostengo che i concerti migliori sono quelli dove l'artista non è vincolato alla presentazione di un nuovo disco e JT ha compiuto la singolare scelta di effettuare il Tour Europeo due mesi prima dell'uscita del nuovo album (atteso da tredici anni) prevista per metà giugno.

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Ovvio che nella set list abbiano trovato il dovuto e giusto spazio alcuni brani del nuovo album, ma sono stati solo tre (Today Today Today, Stretch of the Highway e You and I again), la giusta dose per non alterare un concerto dove JT ha ben mixato i brani più celebri a brani meno noti e a qualche cover, la prima delle quali "Everyday" di Buddy Holly.

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"Country Road" (vedi il video) è un tuffo al cuore che ti porta a volare con il pensiero, a pensare di essere lì a percorrerla quella strada di campagna, magari in quella Carolina che James Taylor, pur vivendo, sempre in quel 1968 evocato all'inizio del concerto, un vero e proprio periodo di sogno in compagnia dei Beatles a Londra, continuava a pensare con nostalgia. Una nostalgia benedetta e non certo canaglia se ci ha portato le note struggenti di "Carolina in my mind".

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Se lo vedi adesso non penseresti mai che quell'uomo a cui faresti cullare tuo figlio, magari sulle note di quella autentica magica ninna nanna di "Sweet baby James", quell'uomo capace di esprimere tanta serenità e dolcezza, sia uscito da un passato fatto di depressione e tossicodipendenza.

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Gran finale di prima parte con "Shower the people" (vedi il video) e band che esce per una annunciata pausa di quindici minuti. Esce la band ma non esce JT che si siede davanti al palco e viene letteralmente assalito dai presenti muniti di dischi, biglietti, brochure, tutto quanto possa essere autografato. La band rientra sul palco dopo la pausa e lui è ancora lì a firmare e passeranno altri cinque minuti prima che si posa ricominciare. Non ci sono parole di fronte a questa disponibilità, se non le sue a chi gentilmente lo ringrazia per avergli regalato l'insperato autografo: "We came if you came". Lezioni che al giorno d'oggi non impara nessuno ma che fortunatamente questi quasi settantenni ci offrono per ricordarci che cortesia, educazione e rispetto per il pubblico non sono per tutti dei fastidiosi optional, ma che esiste ancora qualcuno che crede siano i valori sui quali si costruisce e si fonda una solida carriera.

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La seconda parte del concerto si è aperta con due brani consecutivi dal nuovo album per poi decollare con "Handy man" (vedi il video) ed una "Steamroller Blues" da pelle d'oca, l'unico brano dove la fida chitarra acustica viene sostituita da una Fender turchese.

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E poi via con le immortali "Fire and Rain" (vedi il video), "Walking man" fino alla scarica di adrenalina di "Mexico", dove anche dal palco parte il segnale al pubblico di radunarsi lì sotto, invito ovviamente cui la sala risponde immediatamente.

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Ad una "Your smiling face" trascinante il compito di chiudere la seconda parte e trascinare il concerto agli Encore. Che iniziano con una vibrante "Shed a little light" cantata a cappella da JT e dai tre vocalist.

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Nessuno crede che il concerto sia finito, ma JT rende simpatico e particolare anche questo momento fingendo di andare a convincere personalmente ogni musicista a restare sul palco per regalarcene un'altra.....e così arriva l'omaggio a Marvin Gaye con "How sweet it is (to be loved by you)" con il pubblico in visibilio. E vuoi non regalare l'ultimo omaggio ad un pubblico così? Band trascinata nuovamente sul palco e degna e logica chiusura con la imprescindibile "You've got a friend" (vedi il video), il regalo più bello di una grande amica, ed anche di più quale Carole King.

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Alla fine la cosa più bella guardandosi con la solita "compagnia di giro", è trovarsi privi di aggettivi efficaci per descrivere performance di questo livello qualitativo.


Pronti a farsi emozionare dal prossimo show!

 

Articolo di Nicola Lonardi

Foto di Nicola Lonardi (1-19) e Mauro Regis (20-40)

 

First set
1. Something in the Way She Moves
2. Today Today Today
3. Lo and Behold
4. Wandering
5. Everyday (Buddy Holly cover)
6. Country Road (vedi il video)
7. Millworker
8. Carolina in My Mind
9. One More Go Round
10. Sweet Baby James
11. Shower the People (vedi il video)
Second set
12. Stretch of the Highway
13. You and I Again
14. Hour That the Morning Comes
15. Handy Man (Jimmy Jones cover) (vedi il video)
16. Steamroller
17. Fire and Rain (vedi il video)
18. Walking Man
19. Mexico
20. Your Smiling Face
Encore
21. Shed a Little Light
22. How Sweet It Is (To Be Loved by You) (Marvin Gaye cover)
23. You've Got a Friend (Carole King cover) (vedi il video)

 

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 04 Gennaio 2016 22:18
 
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