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Viaggio Austria/Germania PDF Stampa E-mail
Sabato 23 Gennaio 2010 14:08

Ricordo che da piccolo, non facevo viaggi lontani per le ferie; tuttavia, la sensazione di “vacanza” la percepivo nel momento in cui si doveva prendere l’autostrada. Non aveva importanza la meta, mi bastava vedere il casello con la sbarra che si alzava dopo aver ritirato il biglietto. Quella immagine ce l’ho ancora oggi fissa in testa. Così ancora adesso, per sentirmi in ferie, mi torna utile prendere la macchina ed entrare in autostrada, la grande via che ti conduce dove vuoi.

 

Lunedì 27 luglio 2009

 

Quando si parte per le vacanze è d’obbligo svegliarsi presto. Così, in quel primo giorno di ferie, ci siamo svegliati all’alba, pensando che di fronte a noi c’erano chilometri e chilometri di strada. Eh già, perché il percorso che avevo studiato con Federica prevedeva un tour tra Austria e Germania, e non si poteva pensare di perdere troppo tempo già al primo giorno. Puntando ad una viaggio lungo ma economico, eravamo pronti con bagagli e borse della spesa piene di cibi vari che sarebbero diventati eventuali pranzi (panini e bibite) o colazioni (confezioni di brioches e biscotti vari).

 

Chiusa la porta dell’appartamento, eccoci in auto pronti a partire. Una mattina soleggiata ci augurava il buongiorno, con il sole che ci faceva compagnia frontalmente, in quanto la nostra prima meta era Vienna e scivolavamo via sull’autostrada che va ad est, verso il Friuli per entrare quindi in Austria passando nei pressi di Villach. Unica tappa italiana il rifornimento a un distributore, poco prima di Padova, poi dritti dritti al confine con l’Austria, dove, per una seconda tappa obbligata, ci siamo fermati ad acquistare la “vignette” per le autostrade austriache (8 euro e vai dove vuoi per dieci giorni).

 

ausgerLa prima sosta austriaca: un autogrill che sembra una casetta delle favole. Ci siamo presi qualcosa da bere e, mentre io rimanevo al tavolo ad ammirare un trenino che girava sopra le teste dei clienti e che faceva il giro delo stanzone, Federica scendeva le scale per andare alla toilette e… meraviglia, una cantina tutta arredata in legno piena di bottiglie, un piccolo mulino a lato, con pesci dentro la fontanella. La giornata continuava ad essere soleggiata mentre procedevamo per Graz, dove ci saremmo fermati per l’ora di pranzo. Entrati in città, abbiamo sostato in una vietta sconosciuta e abbiamo quindi cercato uno spiazzo dove poter mangiare al sacco. Una chiesa con giardino e panchine, ecco quello che faceva al caso nostro. La sosta, breve ma simpatica, è diventata l’occasione per fare anche un po’ di foto. Di primo pomeriggio, pronti in macchina, ci apprestavamo a ripartire, perché Vienna era ancora lontana. Dopo tanta strada qualcosa stava cambiando. All’improvviso diverse grandi strade confluivano tutte ad una stessa grande strada con almeno una decina di corsie. Eravamo a sud di Vienna… e allora mappa pronta perché cominciava in quel momento la ricerca dell’hotel. I nomi tedeschi, si sa, sono spesso lunghi e complicati da leggere, a maggior ragione per me che non conosco la lingua. Federica che la mastica meglio diventava sempre più brava nel ruolo di navigatore, e dopo qualche indicazione dei passanti, siamo riusciti ad arrivare all’hotel.

 

Un hotel carino, con la metro a pochi passi, e qualche locale nelle vicinanze. La curiosità di vedere il centro di Vienna, che ricordavo a malapena dalla gita di quinta superiore, ci ha spinti subito a scendere dalla nostra stanza e a prendere la metropolitana. Poche fermate per giungere così a Stephan Platz…

 

L’idea iniziale era quella di sfruttare un giorno per visitare Bratislava, la vicina capitale slovacca, ma essendo Vienna molto ricca di cose da vedere, alla fine è stato positivo il fatto di passare tutte le due giornate lì.

 

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Martedì 28 e Mercoledì 29 luglio 2009

 

Nei due giorni di Vienna ci siamo divertiti molto tra musei e palazzi vari, oltre al Prater, nell’ordine abbiamo proceduto così:

-         Schon Brunn ovvero la residenza di Franz e Sissi: abbiamo visitato le stanze del palazzo, oltre ai giardini sul retro con il mini labirinto tra le siepi, la Gloriette con la vista panoramica di Vienna, la cucina sotterranea con la dimostrazione di come si fa lo strudel.

-         Il pomeriggio del 28 luglio a casa di Freud: ogni cosa ricollocata come se fosse ancora in vita, con i suoi oggetti personali e la studio dove lavorava, con lettino e sedia utilizzate per le sue sedute.

-         La sera al Prater per il giro sulla ruota panoramica e un’altra giostra che evitiamo di menzionare per la forte nausea inflitta ai nostri poveri stomaci.

-         La mattina del 29 luglio al palazzo Belvedere: in realtà erano due palazzi, il Belvedere Superiore con i dipinti di Klimt, e non solo. Al Belvedere Inferiore c’era arte moderna, forse troppo moderna per essere apprezzata… ma non essendo esperti tralasciamo…

-         Non poteva mancare una visita al bel Danubio blu nelle ore del tramonto... spettacolare! Poi al ritorno, altra tappa in metropolitana perché lungo il Danubio c’erano tanti locali illuminatissimi che si rispecchiavano sull’acqua. Una passeggiata lungo il fiume e l’attraversamento su un ponticello di legno appoggiato sulle acque del Danubio e poi di ritorno in hotel, perché la stanchezza prevaleva e il giorno dopo eravamo di nuovo in macchina.

 

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Giovedì 30 luglio 2009

 

La mattina del 30 luglio, un po’ assonnati, lasciavamo con un po’ di malinconia la capitale austriaca. Ci aveva stregato tutto, dagli artisti che suonavano in centro, alla cordialità del negoziante indiano con cui ci eravamo soffermati a chiacchierare.

 

ausgerUsciti da Vienna si guardava avanti. La prossima mèta era il campo di concentramento di Mauthausen, lungo la strada per Linz. Non riuscendo ad indovinare la strada al primo colpo, una volta arrivati nelle vicinanze, abbiamo chiesto indicazioni ad un ragazzo che sembrava saperlo… ma molto vagamente. Come ci ha confermato poi la guida che ci illustrava il campo, gli abitanti della zona non sono molto contenti della presenza del campo e preferirebbero non parlarne. La nostra guida, che parlava un ottimo italiano, è stata gentilissima. Ci teneva a spiegare ogni dettaglio con precisione; le sue descrizioni andavano a rimarcare ogni singolo aspetto ed ogni racconto rendendo interattivo il tour. La guida sapeva infatti mettere curiosità nel piccolo gruppo di italiani che la seguiva con gli occhi sempre più increduli. E le domande si susseguivano spontanee… qualche commento banale da parte di qualcuno ci faceva vergognare un po’ di essere finiti in quel gruppo di italiani, ma a parte questo, quei sessanta minuti furono davvero intensi.


 

ausgerUsciti dal campo di concentramento, ci siamo fermati per un break con panino che fungesse da pranzo. Siamo quindi ripartiti. Il tempo per arrivare a Salisburgo non era eccessivo e contavamo quindi di vedere già la città appena arrivati, lasciando i bagagli in macchina. L’arrivo nella città di Mozart non è stata molto gradevole per il grande traffico. Appariva come una piccola città con un grande movimento. Una volta parcheggiata la macchina, ci siamo mossi a piedi per le vie carine della città. Circondati da negozi dove il colore rosso prevaleva, con tante immagini di Mozart e le sue “palle”. Forse un po’ troppo turistica per i nostri gusti, ma la passeggiata era piacevole, tra quei tanti profumi che uscivano dalle bancherelle di dolci e di cibi salati piazzate lungo le vie o in qualche piazzetta. Per completare l’opera siamo saliti al castello, per avere una veduta aerea della città. Passato il pomeriggio, dovevamo riprendere l’auto perché in realtà alloggiavamo in un “bed and breakfast” a Grödig, a sud di Salisburgo. Avendo prenotato tutto nei giorni prima di partire non potevo certo pretendere di trovare posto in centro città. In realtà la posizione di questo pasesino era strategica per l’uscita della mattina dopo.

 

Venerdì 31 luglio 2009

 

Su consiglio di mia sorella, la mattina del 31 luglio ci siamo addentrati in un paesaggio verde e immacolato, dove le case erano poche e per lo più rivestite di legno. Eravamo giunti ad Halley per la visita alle miniere di sale. Lunghi cuniculi con rappresentazioni a video intervallate da spiegazioni in tre lingue. Vestiti con una tuta bianca e larga, ci destreggiavamo tra scivoli di legno di 40 metri nel buio e mini trenino dove ci si sedeva tutti attaccati in fila indiana.

 

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Nella prima delle due sere a Grödig, abbiamo cenato in un locale di quel paesino sperduto. Se non ricordo male eravamo soli a cenare, solo nel tardo è arrivato un tipo che sembrava arrivare da una giornata di lavoro… zuppa e wurstel con birra e poi a nanna.

 

Sabato 1 agosto 2009

 

ausgerIl confine con la Germania era ad un passo e, dopo una colazione abbondante, ci siamo avviati verso Monaco di Baviera. Attorno all’ora di pranzo, ci siamo fermati per pranzo, affascinati dal lago che costeggiava l’autostrada. Il lago di Chimsee, con i suoi spazi verdi sulla costa, ci è piaciuto molto. Abbiamo colto occasione per pranzare sulle panchine presenti lungo la costa e, questa volta senza troppa fretta, siamo ripartiti verso la città bavarese, consci del fatto che non era poi così lontana. In realtà una volta arrivati a Monaco, nonostante avessi un minimo di orientamento suggerito dalle mappe, e sapessi quindi in che direzione si trovava l’hotel, non ne venivamo a capo. Le indicazioni dei passanti e di un tassista erano tutte sbagliate (a causa dei nomi tedeschi così complicati e talvolta simili da confondere anche i residenti). Alla fine ci abbiamo impiegato due ore per trovare l’albergo, contro l’ora e mezza impiegata tra Salisburgo e l’entrata a Monaco.

L’hotel era molto carino, con il cucinino in camera, una pizzeria italiana al piano terra e un supermercato di lato. Si vedeva molta gente in cravatta, diciamo che sembrava attrezzato per eventuali convegni di lavoro. La prima sera siamo stati un po’ in centro, ad ascoltare gruppi e artisti che si esibivano tra rock e musica classica.

 

Domenica 2 agosto 2009

 

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La domenica siamo stati di nuovo in centro città per tutto il giorno. Non abbiamo visitato niente di particolare, abbiamo semplicemente girato un po’ a caso tra le vie e i palazzi facendo conoscenze con un gelataio italiano… se ne trovavano diversi anche a Vienna. Attorno all’ora di pranzo il tempo cominciava a peggiorare, fino alla ormai prevista pioggia ce ci ha accompagnato fino a sera.

 

 

 

 

Lunedì 3 agosto 2009

 

ausgerausgerLa mattina era grigia, ma per fortuna gocciolava appena. Abbiamo caricato tutto in auto e di nuovo ci trovavamo in viaggio. Questa volta puntavamo verso ovest per poi svoltare a sud lungo la strada romantica… o quel breve tratto che ne rimaneva. La nuova mèta era Fussen dove ci sono due dei diversi castelli fatti edificare da re Ludwig. In particolare siamo andati per visitare il castello di Neuschweinstein, dal quale la Walt Disney ha preso ispirazione per la favola della bella addormentata. Il castello viene inoltre riprodotto all’inizio di ogni film della Disney. Prima di arrivare al castello siamo andati lungo un sentiero di bosco che conduce ad uno stretto ponticello che collega i due roccioni delle montagne e che ha un invidiabile vista… sia guardando la profondità sotto i propri piedi, sia osservando lo spettacolare panorama che coglie il castello di profilo e i laghetti della zona sullo sfondo. Siamo quindi tornati lungo la strada per arrivare a toccare con mano le mura altissime del castello costruito sulla roccia. La visita delle stanze ai piani superiori era spettaolare. Tra dipinti e rivestimenti in legno tutto fatto secondo quanto voleva Ludwig. Nel suo castello ci poteva stare solo lui, oltre ad una stanzetta per alcuni componenti della servitù. In una stanza quasi vuota, risaltava il regalo di Sissi, un cigno bianco fatto con una ceramica di cui non ricordo bene la provenienza. Fatto sta che pareva proprio di stare in un castello fatato. Peccato non si potessero visitare le molteplici torrette che si stagliavano alte verso il cielo, ma da ogni finestra delle varie stanze si potevano già ammirare favolosi panorami. L’attesa per entrare era stata lunga, e l’addio al castello immerso nella nebbia che lo rendeva ancora più misterioso, era stato più veloce. Ora ci attendeva di nuovo l’Austria, e più precisamente una località sconosciuta a certe mappe, che si chiama Wangle, poco oltre il confine della Germania. A sera avanzata siamo giunti nel bed and breakfast, non molto accogliente, ma ci serviva dopotutto come tappa di passaggio.

 

Martedì 4 agosto 2009

 

ausgerL’ultimo giorno di viaggio si apriva ancora sotto la pioggia. La nostra ultima tappa era “La fabbrica degli Swarovski” vicino ad Innsbruck. Credevamo di vedere un insieme di oggettini luminosi e sbarluccicanti ma non era proprio così. La prima parte della mostra era un mix di corpi meccanici e teatrini mobili con strani oggetti e invenzioni di cui non si capiva il significato. Solo alla fine, nel museo-negozio c’erano i prezioni animaletti e gioiellini vari impreziositi di Swarovski. Lasciata la fabbrica era ora di tornare a casa. Poco più di 1900 chilometri di strada per chiudere il “cerchio” tornando per l’autostrada del Brennero.

 

Una volta a Verona ci siamo messi a riflettere sul viaggio: un giro così pieno di cose da vedere, compresso in soli nove giorni. Eh già, faceva strano di essere in appartamento a Verona, con i secchi pronti per verniciare e cambiare casa.

 

 Articolo e foto di Franco Massalongo

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Ottobre 2010 14:40
 
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