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Davide Van De Sfroos - Tuur Teatraal PDF Stampa E-mail
Scritto da Andrea Pasqualini   
Giovedì 19 Febbraio 2015 12:51

Teatro Nuovo, 07.02.2015
"Calderòn de storie e canzùun"

mr01Forse potrebbe starci come sottotitolo, "Calderòn de storie e canzùun", perché l'altra sera ne abbiamo davvero sentite tante, soprattutto di storie.

I concerti "del Davide" sono diventati, per noi, simili a quelli del Maestrone, cioè una specie di riunione di famiglia.
Sabato eravamo addirittura in undici, ad occupare quasi del tutto la seconda fila di un Teatro Nuovo praticamente colmo!

Ne è valsa la pena, aaaancaaaa maaassaaa:
tre ore scivolate via veloci come l'acqua del Lacc de Comm sotto la chiglia del motoscafo e piacevoli come il Tivàn, vento mattiniero portatore del bel tempo.

Qualche parola in dialetto todescolongobbardoaustroungarico l'abbiamo imparata anche noi!

I nostri Eroi sono in quattro, mancano basso e batteria...ma stasera non manca niente.

Davide sappiamo chi è, Anga il violinista pure, Gnola è ormai di casa e il suo profilo "alla Lucio Lovato" ci è famigliare, la novità è Andrea Cusmano, che dire "polistrumentista" è ancora poco!

'Sto qua ha suonato di tutto : dalle chitarre alla fisarmonica, a flauti di ogni tipo e dimensione, a mandolini, bouzouki...e chi più ne ha, più ne metta!

Il concerto riprende un po' il progetto "Terra e Acqua" di qualche anno fa, aggiungendovi qua e là anche "Aria e Fuoco".

Van de Sfroos è in formissima e a Verona conferma di trovarsi molto a suo agio col pubblico e lo spettacolo!

Il suono è perfetto e i brani, in qualche caso riarrangiati in chiave acustica, catturano l'attenzione e colpiscono l'immaginario.

 

Inventore di metafore e allegorìe, con tanta voglia di chiacchiere e di discorsi, Davide sciorina un repertorio di una ventina di canzoni che ripercorrono quasi totalmente gli ultimi quattro album, qundi da "Akuaduulza" in qua.

L'omaggio iniziale di "Quanno cchiove" , a Pino Daniele, introduce il concerto sull'accompagnamento della chitarra classica di Cusmano cui via via si aggiungono gli altri.
Momento intimo e toccante, che dà "il LA" alla serata.

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Le canzoni le conosciamo, più o meno, e sono tutte dei piccoli racconti.
Acquerelli poetici come "Il dono del vento" , "Il Costruttore di Motoscafi", tinte forti e decise come la recente "Goga e Magoga" e l'evocativa "Rosanera"(la frase "solo chi spara a una chitarra non ha diritto a una canzone", ripetuta come un mantra nel finale, dice tutto!), ologrammi in 3D come "La Macchina del Ziu Toni", dove le spine del paltò nascondono un cuore di castagna.

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Canzoni su accordi semplici,perché quel che conta sono proprio i racconti, gli aneddoti.

Van De Sfroos è diventato, negli anni, un abile e consumato cantastorie (fossimo negli U.S.A. si direbbe "Storyteller").
Diciannove pezzi in tre ore di concerto rendono l'idea dell'importanza data ai discorsi e agli intermezzi parlati.

Riesce ad intrattenere il pubblico con voli pindarici di parole, saltando di palo in frasca,dalle scoregge a Re Teodorico, zompando con nonscialanza da Cangrande (descritto in modo simpaticamente tossico) all'Hellas Verona, ma con una simpatìa e spontaneità che fanno sorridere tutti quanti!

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Non perde un colpo, improvvisa una babele di lingue in cinque minuti di monologo stile Dario Fo...dove credo nessuno abbia capito qualcosa!

Insomma, ci sa fare davvero e il dialetto gli dà una grossa mano così come le immagini in bianco e nero proiettate dietro la band.

E' bello risentire qualche pezzo dal suo album più "gotico" : "Akuaduulza" è tenuta in piedi da un violino zingaro : "Nona Lucia" terrebbe il passo con i migliori Nitty Gritty, "Il Libro del Mago" evoca Cagliostro e Merlino...

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...e non manca nemmeno il vecchio "Yanez", finito all'ospizio in Riviera, né una versione country del "Nessun Dorma".

Se parla di acqua, ecco che piove "Il Diluvio Universale", dove bestie e uomini si mescolano dentro l'Arca in modo caotico e confusionario.

Se discorre di "Fuoco", introduce il "Fuoco Amico, fuoco nemico, puntare...fuoco", e il binomio "Sciur Capitàan-Infermiera" ci sta alla perfezione.

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Sono proprio i quattro elementi a dare ispirazione a questo "consorzio" di storie e musica, e i suoi fidi compari assecondano il loro Timoniere non come semplici mozzi, quanto come vele maestre per dare fiato all'imbarcazione!

Molto sinceramente, il Nostro ammette che "è finìi i danée", quindi un tour in grande stile, con basso e batteria, impianti della madonna e quant'altro non si può fare.

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Ma, ripeto, non manca veramente nulla e i suoi "pards"ci danno dentro.
Anga tira note lunghe e dà ritmo col suo violino, Gnola svisa blues e country col suono limpido e fenderista, Cusmano suona di tutto, a suo agio soprattutto con flauti, ocarine e mandolini...un grande Musicista da Piccoli strumenti, insomma!

La rilettura finale di un brano di Tom Waits (diventata "I ann selvadegh del Franco") tira fuori tutto l'eclettismo del Nostro che, nonostante i "soliti tre accordi", fa saltar fuori una versione davvero centrata e "scura".

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Fossimo (di nuovo!) in America, si chiamerebbe "Roots Music"...
...fossimo in America ...eeeehh, valà, sempre 'sta America....in America non siamo e meglio così : in un teatro con oltre centocinquant'anni di Storia, le voci dei personaggi risuonano antiche, profonde e ammalianti come il loro "burattinaio di parole"!

Articolo di Andrea Pasqualini

Foto di Mauro Regis (1-14), Nicola Lonardi (15-18) e Franco Massalongo (19-23)

Video del concerto li trovate sul canale youtube di videodesfroos

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Febbraio 2015 20:31
 
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