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Cosa fare dopo tre giorni di festival in cui hai sentito musica h24 e che ti ha lasciato dentro emozioni difficili da dimenticare? Semplice, si va ad un altro concerto!! Badate bene, qui non parliamo di un concerto qualunque, ma di un vero e proprio evento, visto che il protagonista è un personaggio che non ha bisogno di presentazioni: parlo di mr. David Gilmour, 70enne con cinquant'anni di carriera, unanimemente riconosciuto tra i più grandi chitarristi di sempre ed anima di una delle band più innovative, carismatche ed influenti della storia: i Pink Floyd, più che una band un mito, un'icona aldilà del tempo.

gilmour01Lo show si svolge in uno scenario magico come quello della nostra Arena, l'impianto si mostra imponente sia a livello audio che di luci, che saranno grandi protagoniste della serata; sullo sfondo, il gigantesco occhio di floydiana memoria su cui si alterneranno immagini, filmati, diapositive ( che colpiscono e catturano anche al giorno d'oggi, per dire quanto fossero e siano avanti anni luce ) alternate a primi piani del maestro.

Recuperate un po' di energie dopo aver dormito 8 ore in quattro giorni, e dopo un ritorno al lavoro che a definirlo traumatico gli si farebbe un favore, io e il mio fidato compare di ventura Bicio entriamo nel nostro bel settore numerato e ci mettiamo comodi ad attendere l'inizio dello spettacolo.

Accanto a me, un signore che ha superato da un po' la cinquantina mi parla del concerto della sera prima ( al quale aveva partecipato, i veri fans fanno la doppietta!! ) e dei brividi che gli ha lasciato dentro; ottimo allora, non vorrà deluderci proprio stasera!!!

Gilmour entra in scena alle 21.05 e scalda subito l'ambiente con tre pezzi tratti dal suo ultimo lavoro solista,  Rattle that lock, uscito nel 2015.

Si parte con 5 a.m., un pezzo che va in crescendo, con una forte presenza delle tastiere ed un primo, forte accenno dello stile chitarristico di Gilmour.

 

Subito dopo arriva Rattle that lock, il brano che dà il nome all'album, in cui vi è un invito a liberarci da tutte le catene che ci opprimono e condizionano quotidianamente, espresso attraverso un cantato potente, incisivo, quasi aggressivo; entrano qui in scena i cori, che in vari momenti saranno grandi protagonisti senza per questo essere mai eccessivi o invadenti.

gilmour02Il terzo brano è quello che più mi colpisce, Faces of stone: qui si inseriscono una serie di elementi, partendo da un'aria prettamente folk ( con una varietà di suoni che ti avvolge e travolge ) ed arrivando alla conclusione con un assolo di chitarra che incendia il pubblico per stile ed eleganza.

Gilmour, da artista navigato, inserisce a questo punto il primo omaggio ai Pink Floyd, con What do You want from me, pezzo nato nel periodo in cui guidava la band, e che in questa versione si affida prevalentemente alle tastiere, ai cori ed alla sua maestria alla chitarra; in questa versione, è davvero una bomba!

Segue The blue, pezzo ben eseguito grazie alla partecipazione di tutta la sua band ( composta da elementi di grande valore, se li è scelti bene! ), e che serve ad introdurre un quartetto di brani che illuminano la notte areniana.

Si parte con The great gig in the sky, canzone da sempre tra le mie favorite e che non delude minimamente le attese, uscendo con un suono meraviglioso, compatto ed emozionante ( ascoltatela ad occhi chiusi!! ).

Arriva qui il primo saluto di David al pubblico, che risponde con entusiasmo; è il momento di una dedica speciale, infatti ci viene proposto un meraviglioso brano dedicato ad un carissimo amico e compagno di percorso nei Pink Floyd: Richard Wright, artista il cui valore ed importanza nella band sono sempre troppo poco sottolineati; per lui viene eseguita la struggente A Boat lies waiting, che inizia con un semplice faro ad illuminare Gilmour e la sua chitarra acustica, andando poi in crescendo nella seconda parte: semplicemente fantastico.

gilmour04Subito dopo è ancora emozione: arriva l'attesissima Wish you were here, semplicemente da brividi sentita live, con quella intro con la chitarra acustica che riconosceresti tra un miliardo, e che Gilmour esegue alla perfezione pur senza essere per questo freddo e sterile, ma ti entra sottopelle e ti fa emozionare e vibrare; è poi il turno di  Money, uno dei pezzi storici dei Pink Floyd, nel quale vi è una forte critica verso l'eccessivo attaccamento al denaro che condiziona la nostra esistenza al punto da guidare le nostre azioni e spingerci a fare qualunque cosa, pur di non rinunciarvi. Come nella versione originale, vi sono un bellissimo assolo di sassofono ed un poderoso solo di Gilmour, davvero in grande spolvero.

Altri due brani, In any tongue e la floydiana High hopes ( tratta da The Division bell, l'album più gilmouriano della band, che dal vivo mi ha colpito molto, per la potenza e l'efficacia con cui Gilmour l'ha eseguita ) e ci ritroviamo alla pausa di metà concerto.

Mi giro per uno scambio di battute col super-iper-mega fan che, aperti gli occhi, sentenzia: " ieri è stato magico, ma stasera è spaziale! Pazzesco, pazzesco, pazzesco!!!"; rincuorato dal fatto che quella sensazione non era solamente mia, ci tuffiamo nella seconda parte dello spettacolo.

Si riparte con una serie di brani storici, pescati dal repertorio dei Pink Floyd: si inizia con Astronomy domine, pezzo ripescato dall'album di debutto della band e composto da Syd Barrett, che Gilmour ha fatto suo e che propone regolarmente nelle sue performance dal vivo; niente da dire, interpretazione magistrale. Il pezzo sfuma, senza morire del tutto, e da qui si parte con una lunghissima parte strumentale, con meravigliosi giochi di luci che si alternano ed esaltano la figura di Gilmour, che si staglia al centro della scena.

gilmour05E quella scena se la prende tutta, perchè quell'intermezzo che va in crescendo è il preludio ad uno dei pezzi più attesi ed amati da tutti i fans, Shine on you crazy diamond ( I-V ) che si collega perfettamente al brano precedente ed è un meraviglioso omaggio a quel pazzo genio di Syd Barrett, anima della band nei suoi inizi e mai dimenticato dai suoi compagni.

Sono 15 minuti abbondanti che le parole possono descrivere solo superficialmente: la voce di Gilmour, qui più roca ma che ti penetra nell'anima, ogni luce, immagine e nota sono semplicemente perfetti, ti lasciano a bocca spalancata; il mio vicino si abbandona completamente all'ascolto di questa meraviglia, al termine della quale il pubblico non può che alzarsi in piedi ad applaudire a scena aperta.

Seguono poi altri due brani dei Pink Floyd: dapprima Fat old sun, altro brano ripescato dagli inizi della band, in cui si parla del passato visto con grande malinconia, per quelle che erano le illusioni dell'infanzia svanite con l'arrivare delle dura ed aspra età adulta; qui il suono della chitarra di Gilmour si va lieve e delicato come il cantato, con un equilibrio perfetto; il testo merita di essere letto con attenzione.

Subito dopo arriva Coming back to life, canzone dedicata da Gilmour alla moglie Polly e nella quale la chitarra ha un ruolo preponderante, soprattutto nella seconda parte e nel finale.

Si ritorna ai brani della carriera solista di Gilmour, prima con On an island, tratto dall'omonimo album del 2006 e brano che adoro, cantato con grande delicatezza e con una partecipazione importante dei cori, ed in seguito con la sorprendente The girl in the yellow dress, una vera e propria rivelazione per le sonorità estremamente particolari ( un ammiccamento allo swing, al jazz...insomma, una piacevole divagazione rispetto allo stile "tradizionale" di Gilmour, ma anche un esperimento riuscito; il brano è piacevole e scorre molto bene, grazie al sassofono e al piano che accompagnano la voce molto delicata, quasi sussurrata nell'esecuzione ).

Dopo Today, uno dei brani migliori dell'album solista di Gilmour, si ritorna ad omaggiare i Pink Floyd con Sorrow, brano al 100% gilmouriano con un solo ad aprire ed un altro, potente e lunghissimo, a concluderlo.

gilmour06Un'ovazione accompagna David e la sua band fuori dallo stage, ma noi sappiamo che non è la conclusione; dopo un paio di minuti infati si riparte, e da qui si entra in una nuova dimensione, indescrivibile; partono infatti luci a raffica, pura psichedelia, che vanno ad accompagnare Gilmour e la band nella lunghissima introduzione di Run like hell, eseguita a più voci e con maggior energia e vivacità rispetto alle versioni in studio ( molto più rock ).

Suona la sveglia, anche se per noi non servirebbe, e si parte con Time, che vorremmo non terminasse mai vista la carica e l'energia che si sprigiona nell'aria grazie alla chitarra ed alla voce di Gilmour; il passare del tempo, il suo spreco e la realizzazione tardiva di ciò che si è perso e non si può più recuperare caratterizzano il brano, su cui poi si innesta Breathe (reprise), un tutt'uno col brano precedente ma dalle sonorità più morbide, pacate, quasi ad esprimere una sommessa rassegnazione di fronte al fatto che ormai il passato è passato, ed il tempo che abbiamo sprecato non ci verrà più restituito; quindi non ci resta che accettarlo.

La chitarra di Gilmour sembra disegnare note nell'aria magica ed incantata dell'Arena, e la sensazione si fa ancora più palpabile con il gran finale, che non può che essere Comfortably numb, dove il pubblico esplode ed accompagna l'esecuzione, magistrale e raffinata; il primo solo, breve ed intenso, fa da preludio alla conclusione del brano, dove il nostro tira fuori tutto il meglio di sè in uno degli assoli di chitarra più famosi e conosciuti della storia, che sentito a pochi metri di distanza regala un'emozione ed un brivido pazzeschi: quanta energia, quanta potenza, che spettacolo!!!!!!! Sono tre-quattro minuti, ma potrebbero essere venti, e vorresti semplicemente che non smettesse mai di suonare, che proseguisse all'infinito......

......invece stavolta è davvero finita, David saluta il pubblico in visibilio e se ne va.

gilmour07Due ore e quaranta minuti volati via, il mio vicino è visibilmente emozionato mentre noi ci guardiamo con l'aria di quelli che hanno assistito davvero a qualcosa di unico, magico e difficile da descrivere a parole.

Gilmour in forma smagliante, coinvolgente ed emozionante nelle sue interpretazioni, ispirato e trascinante in ogni suo gesto, ad ogni suo tocco sulle corde di una delle tante chitarre utilizzate nel corso della serata; brani alternati con sapienza, dando il giusto spazio ai suoi lavori solisti ( che vi consiglio di recuperare, se non lo avete fatto ) alternati ai brani che lo hanno reso immortale.

La capacità, resa alla perfezione, di essere a tratti essenziale e a tratti magnificamente barocco, rendono questo artista unico ed inimitabile; il suo stile, la sua eleganza e raffinatezza, rappresentano un patrimonio di altissimo valore per ogni amante della musica.

Spero di essere riuscito a raccontarvi, almeno in parte, le emozioni che in me ha suscitato questa serata veronese; un concerto stupendo, che mi ha fatto apprezzare ancora di più un artista di quelli con la A maiuscola: grazie, David!!!!

Articolo e foto di Luca "Shalfi" Dal Fitto

Set list:

Set 1:
1. 5 A.M. / 2. Rattle That Lock / 3. Faces of Stone / 4. What Do You Want From Me (Pink Floyd song) / 5. The Blue / 6. The Great Gig in the Sky (Pink Floyd song) / 7. A Boat Lies Waiting / 8. Wish You Were Here (Pink Floyd song) / 9. Money (Pink Floyd song) / 10. In Any Tongue / 11. High Hopes (Pink Floyd song)

Set 2:
12. Astronomy Domine (Pink Floyd song) / 13. Shine On You Crazy Diamond (Parts I-V - Pink Floyd song) / 14. Fat Old Sun (Pink Floyd song) / 15. Coming Back to Life (Pink Floyd song) / 16. On an Island (followed by band introductions) / 17. The Girl in the Yellow Dress / 18. Today / 19. Sorrow (Pink Floyd song) / 20. Run Like Hell (Pink Floyd song)

Encore:
21. Time (Pink Floyd song) / 22. Breathe (Reprise - Pink Floyd song) / 23. Comfortably Numb (Pink Floyd song)